lunedì 29 febbraio 2016

"Il tuo dolore è il mio dolore."

Ho paura. ho paura della pioggia, dei fulmini. ho paura di non svegliarmi domani, di uscire domani. ho paura degli altri, delle loro domande. ho paura di parlare troppo, di dire cose stupide. ho paura di quello che verrà, di quello che mi aspetta, di questi mesi di studio intenso. ho paura di fallire, ancora. ho paura di non farcela, di mollare. ho paura di sbagliare ancora. ho paura, ho paura, ho paura.
Ho paura di dover soffrire ancora, come se potessi ancora.
Ho paura di non avere più la forza per piangere, per concedermi di abbandonarmi alla sofferenza. Ho paura di non avere più la forza di disperarmi.
Ho paura di incontrare lo strizzacervelli mentre raggiungo l'aula. Ho paura di quei posti in cui andavo ogni venerdì a parlare con lui, a fissare il vuoto.

Ho paura del calendario sul muro, pieno di scadenze, pieno di pagine da studiare. Ho paura di crollare. Ho paura di mollare.

Ho paura perché tu non sarai con me.
Ho paura perché ti ritrovo anche in un libro fantasy.
Ho paura perché il mio dolore non è più il tuo, e forse il tuo non è più il mio.
Ho paura perché mi mancano le tue mani tra i capelli, il mio viso tra le tue mani, le tue dita che asciugano le mie lacrime, le tue braccia tra il cappotto e il maglione.
Ho paura perché non mi accompagni alla macchinetta del caffè, perché non ci scambiamo bigliettini pieni di commenti cattivi, per gli intervalli in corridoio attaccati al termosifone.
Ho paura perché è finita tanto tempo fa, ma fa male ammetterlo.

Perché ho avuto bisogno di condividere con te il mio dolore, ma tu hai smesso di renderlo tuo prima che io fossi pronta a fare a meno di tutto ciò.
Ho imparato a soffrire da sola, letteralmente. ed ora è come se tu fossi andato via, con quel dolore. quel dolore che mi sono lasciata alle spalle. quel dolore che a volte vorrei provare per poter dire di essere viva. di avere ancora un'anima, un cuore.
Sei con me, e non lo sei.

mi asciugavo i capelli, prima. e pensavo a quando seduti sul letto mi asciugavi i capelli dopo un pomeriggio al mare. le tue mani tra i capelli, sul collo...
non so da quanto non mi sento così. e non so se mi sentirò ancora così, forse non con te.

Mi hanno detto che ho gli occhi di una che non vede l'ora di poter dimostrare il proprio affetto.
un affetto che non ti mostro più. me l'hai rubato. e io sono stata pronta a dartene ancora, e ancora, e ancora. ma non l'hai più voluto. l'hai ignorato. hai ignorato i miei occhi, forse è passato troppo tempo dall'ultima volta in cui mi hai guardato davvero negli occhi.
L'hai ignorato, come tutti.
come tutte le persone a cui ho, a modo mio, chiesto di restare e sono andate via.
come tutte le persone a cui ho chiesto attenzioni.
come tutte le persone che non mi hanno accettato nella loro vita.
per cui ero "una".

esattamente come tutti quanti.

ed io ho paura, ho paura di quel che sarà di me. dopo tutto questo.
ora che so, so di non amarti più... perché il dolore ha prosciugato tutto l'amore che avevo ancora da darti.
ho paura di quel che sarà di noi, dopo questi ultimi giorni di tranquillità che ci restano. che si separano dalla verità.

dell'amaro in bocca, delle parole non dette, dei gesti mai compiuti.

ho paura.
ho paura di quel momento in cui potrei dirti che ce l'ho fatta, ma non lo farò. non lo farò perché non sarai più la prima persona, il mio primo pensiero.
ho paura.

lunedì 15 febbraio 2016

Quattro anni fa circa scrivevo la prima volta un post su questo blog.
Quasi tre anni fa ho smesso di scriverci.
Il mio ultimo post risale alla maturità, alla felicità che ho provato quando ho realizzato di essere libera, di non dover più vedere nessuno, parlare con quelle persone, vederle ogni mattina. Scrissi, così, un accenno ai risultati degli scritti, alla paura della delusione, alla felicità che mi avrebbero nuovamente negato.
una felicità che nel tempo mi avevano sottratto, che mi avrebbero sottratto anche all'epoca probabilmente ma che io mi sono vietata. ho preferito mollare, ho mollato letteralmente. per non ricevere un'altra delusione. per godermi il momento, quella felicità, quella libertà, quei sonni tranquilli che ormai non facevo da tempo divorata dai loro giudizi, dalle loro pressioni, dalle loro aspettative, dai miei metri di giudizio, dalle mille incomprensioni mai risolte.
E' passato tanto tempo, tante ore di analisi.
Molte persone sono entrate nella mia vita, soprattutto per uscirne.
Ho fatto tante esperienze, incontrato tanta gente. ho visto di peggio, vissuto di peggio. mi sono anche mancati. ho dovuto ammettere tante cose, soprattutto ( forse solo ) a me stessa. non troverò più persone come loro. forse solo peggio. mi sono sentita amata e molto sola. sola con quello che è il mio modo di essere, che loro conoscevano, che loro accettavano, che loro condividano. forse per questo non potevamo essere amici. mi sono sentita sola con le mie passioni, con i miei hobby, che in fondo erano anche i loro. i nostri argomenti. è stato così terrificante che per un po' ho dimenticato chi fossi. come era la vera me. chi ero prima.
Ma non ho avuto il coraggio, il coraggio di scrivere quello che mi succedeva. sarebbe stato troppo doloroso, non avrei voluto rileggere di quei momenti.
Ma oggi, oggi sento che devo farlo.
Sto male, mi fa male il cuore, anche in senso fisico. mi fa male per davvero.
All'epoca, quattro, cinque anni fa questo senso di malessere l'avrei curato con un digiuno, con qualche colpo allo stomaco per sentire meno male. Qualche tempo dopo avrei mangiato un pacco di biscotti. Qualche tempo dopo ancora mi sarei nascosta sotto le coperte pensando che tutte quelle medicine non sarebbero mai servite a nulla, che sarebbe stato meglio morire.
Poi ho imparato a piangere, a rispettarmi, a metabolizzare il dolore, le delusioni, gli abbandoni, la solitudine, le incomprensioni. ho aperto il mio cuore, ho lasciato che pensassi con quello. ho lasciato che la sofferenza diventasse un baratro in cui mi sono poi buttata, senza avere la forza di uscire. ho abbandonato la mia razionalità. ho abbandonato il mio essere. perché me l'hanno contestato, perché mi hanno detto che non potevo controllare tutto, che non potevo ignorare ciò che il mio corpo chiedeva, quello di cui la mia mente aveva bisogno. me l'hanno detto, e io ci ho creduto. Ho davvero creduto a quello che ho scritto nel febbraio 2012, che io non fossi un numero e che non dovevo giudicarmi così.
E forse nei momenti di lucidità posso ancora pensarlo e spesso il mondo fuori me lo conferma.
Ma no, non voglio più sentirmi come mi sono sentita negli ultimi tempi.
Come mi sono sentita quel giorno di inizio marzo, una misera nullità.
C. avrebbe interrogato sul Purgatorio, e io odio la Divina Commedia. Dovevo andare al centro, ed incontrare lo psichiatra, quando tornai non avevo voglia di ripetere gli ultimi due canti. Mi chiese l'ultimo. Non andò molto bene, non come avrei voluto, andò meglio a S. e questo mi fece sentire davvero una stupida. Dopo qualche giorno stavo già studiando Goldoni. alla successiva interrogazione presi 9, più di tutti, all'interrogazione a cui tutti erano andati peggio del solito. IO VINSI. Odiavo la parafrasi, eppure non battei ciglio alla domanda sui sepolcri.
Stamattina, come spesso negli ultimi tempi, ho perso.
Ho perso perché per vincere la malattia ho perso anche me stessa. Perché l'anoressia e la depressione si sono portate via pezzi di me.
Ho perso perché ho smesso di lottare.
Ho perso anche ora, proprio ora che avevo ricominciare ad affilare le unghie.
Per questo devo scrivere. Per questo devo mangiare, non devo farmi tentare. Lo devo a chi il giorno di quell'interrogazione mi disse "lascia stare, la prossima volta potrai dare il meglio di te". Glielo devo, perché in fondo ha sofferto con me, perché forse davvero è l'unica persona che ha sempre creduto in me, anche quando ho smesso di farlo io.
Io non sono un numero, e questo lo so.
Ma non sono peggio di chi dopo tanto tempo ancora non distingue una chinasi da una fosfodiesterasi.
Io lo faccio con passione, e se non basta, farò di meglio. e se ancora non basta, non farò altro.
Se vorrà dire che dovrò di nuovo ignorare i miei bisogni, i miei sentimenti, tutto, io lo farò.
perché nulla mi ha mai fatto stare male così, nulla. niente può annullarmi, se non smettere di essere quello che sono, ignorare come sono nata e quello di cui ho bisogno per essere felice. non ho mai avuto molto, in fondo. e sentirmi gratificata per i risultati del compito di matematica, era tra le cose che più desiderassi, che più mi rendevano felice.
e tutti questi anni di analisi, questi soldi spesi, queste lacrime versate, avevano un solo scopo, la mia felicità. e sti cazzi se il mondo dice che non si può basare la felicità su queste variabili, se non si vuole finire in un baratro... perché io ci sono finita lo stesso. e ora devo risalire, e per risalire senza cadere in tentazioni strane dovevo scrivere.

sabato 29 giugno 2013

44/45.
Strani pensieri mi inondano.
Mi lasceranno l'amaro in bocca, non può essere tutto così perfetto.

martedì 18 giugno 2013

notteprimadegliesami.

e, giuro, non sono in ansia.
sono la persona più felice del mondo. in senso lato.
sta per finire. gli ultimi tre giorni con tutte quelle facce messe insieme dietro un banco.

fanculo.
sono libera.
senza nessun giudizio. preoccupazione. pausa.
libera.

mercoledì 24 aprile 2013

Cosa fai, Sonia? Piangi? Cosa ti rende triste,eh? Hai uno stomaco che brontola da ore... E senza quello stupido snack Vitasnella potevi considerare questa giornata tra quelle da degne di nota.. Cosa c'è? La pancia è piatta, molliccia ma piatta. Qualche giorno di esercizi e ritornano quegli addominali per cui hai sudato tanto. Le gambe sono grosse, ma c'è ancora un po' spazio. Perché piangi? Per tutte quelle tshirt che non indossi più? Per non sapere come vestirti ora che è primavera e dovresti evitare i maglioni extra large maschili e senza forme? In fondo entri ancora in una 38, la 38 di quei jeans di quando pesavi 47 kg e pensavi ancora di potercela fare. Piangi per i jeans di quando pesavi 41kg che se ne stanno lì nell'armadio aspettando di poter essere indossati ancora? Piangi per questo vuoto, questo brontolio che ti piace ancora tanto? Cosa fai, Sonia? Hai dimenticato i 350g di biscotti? Il gelato mangiato con le mani e le dita viola? Il sangue che ti usciva quando invano provavi a vomitare e non facevi altro che ucciderti la gola? Hai dimenticato i tagli sulle braccia? I lividi improvvisi? Nono. Hai dimenticato la sensazione di leggerezza, di invincibilità. La sicurezza. Ecco cosa hai dimenticato, vuoi e vogliono farti ricordare solo il negativo.. Ma chi, Sonia, conosce meglio di te i lati positivi della malattia? Di quel sintomo.. Di quella ricerca della perfezione che potevi raggiungere, dove nessuno poteva batterti... Perché? Sforzati di ricordare, Sonia.

mercoledì 27 marzo 2013

Ma ti hanno detto mai 
Che devi amarti un po' 
Puoi rallentare e poi 
Pensare un po' più a te 
Che sicurezza mostri se 
I casini sai risolvere 
Ma i problemi tuoi 
Non li affronti proprio mai ..


Amarmi? e per cosa dovrei amarmi?
perché ho bisogno di medicine per sopravvivere.

perché comunque ho passato dieci giorni chiusa in casa senza voler vedere nessuno.
perché vivo in simbiosi con il mio ragazzo. perché senza di lui mi sarei già fottuta le braccia a furia di tagli.
perché sto dimagrendo, perché la skinny funziona e se ne è accorto anche quello stupido strizzacervelli che, ripeto, secondo me mi prende per i fondelli.
perché non faccio altro che dormire.
perché anche quando mi ammazzo di studio non rendo un tubo.

perché sono la sfiga in persona. perché sono circondata da persone che hanno un culo tremendo e sono poi sempre lì a giudicare, che se morissi neanche ci farebbero caso.

Pensare un po' più a me? a che pro?
se penso a me, non faccio altro che vedere un susseguirsi di fallimenti, una vita sprecata, debolezza e tristezza.
se penso a me, il mondo di perfezione che pretendo scompare. ed io non sono adatta ai compromessi. non lo sono mai stata.
Dovevo scendere le scale delle elementari in prima fila, dovevo costruire giocattolini senza istruzioni, ho completato un mappamondo di 500 pezzi senza guardare i numeretti. ho impiegato tre giorni, ma ero forse la bambina più felice del mondo in quel momento. contavo la pasta nel piatto. rifiutavo pane e nutella quasi ogni pomeriggio a casa di mia cugina. 

Ho sempre voluto tutto sotto controllo. tutti dovevano fare quello che io avevo in mente. piangevo, urlavo, mi dimenavo finché qualcuno non indovinava quello che io volessi indossare. forse non mi sentivo compresa, volevo essere il centro di ogni attenzione. 

e questi problemi come si affrontano? come si affronta un compromesso? un risultato mediocre? non essere il massimo? tutti gli psicologi, non solo Tiziano Ferro, mi hanno di pensare a me.. lasciare da parte la scuola per un attimo, pensare alla mia vita.. visto che la mia felicità è ben più importante di un 9.. perché bastano i 7 per andare bene, per avere una certa cultura, per potersi permettere un futuro. Ma se la mia vita dipende da questo ideale di perfezione cosa posso fare? come si affronta tutto questo?
Chi li fa i conti con la finitudine umana? con la stanchezza? con le ore di sonno mancate? chi li fa i conti con le circostanze? non esiste un'oggettività, un qualcosa di stabilito.. e a scuola ci sono tante cose che, personalmente, mi affossano. 


sono forte, posso farcela. sono forte. abbastanza forte. questo dolore mi sarà utile. 

venerdì 8 marzo 2013

vorrei dirti che ti amo. vorrei dirti che a volte ho la sensazione di essere sola. destinata alla solitudine. ai libri. ai pensieri liberi. a domande senza risposta. ad una lunga agonia in attesa della morte. come se non potessi amare nessuno. come se fossi intollerante la razza umana. ma poi affondo la testa nel tuo collo e sento che tutto andrà bene. che merito la felicità. che arriverà, bisogna solo aspettare.. arriverà anche se vorrei ammazzarti per ogni errore commesso, per ogni obiettivo non raggiunto, per ogni cibo ingerito, per ogni briciola di volontà sparita, per tutte le volte che senti di essere inferiore, e non la migliore.
probabilmente non sarò mai la migliore, ecco perché non voglio amarti. ecco perché provo sempre a lasciarti. perché forse tu sei stato la scelta migliore, l'ultima cosa giusta. perché mi ami nonostante tutto.

lunedì 21 gennaio 2013

Pensavo di avercela quasi fatta, di essere a buon punto sulla strada della guarigione, ma poi ha iniziato a piovere, a dirotto. I tuoni sembravano bombe e i lampi flash di reporter in guerra, di quelli che fotografano e poi boom, dietro le trincee.
Pioveva, ed ho guardato incantata le gocce giocare sui vetri, come quando da piccola ne sceglievo una e fino alla fine speravo fosse la più veloce di tutte, la vincitrice, la più forte, quella che non molla -che resta lì vicino al vetro anche se tutto quel rumore e quell'acqua la spaventano da morire - la più leggera, in fondo. La più leggera. Per scivolare via. Sgattaiolare tra i vicoli stretti e bui delle città antiche, come topi che scappano da un gatto affamato. Come una persona così fragile da voler fuggire via, da ogni situazione.
Il punto è che quando vuoi vincere - e sai che c'è qualcuno che lo fa al posto tuo - non ti resta che l'amarezza del secondo posto, anche se lotti con tutta la forza che hai. Il punto è che quando vuoi vincere a tutti i costi e perdi è come se il gatto ti avesse preso, arrostito e condito, non solo divorato. È come se si fosse divertito a farti a pezzetti. A tagliuzzarti, ad infiammarti l'anima, a far bruciare le ferite.
Il punto è quando vuoi vincere a tutti i costi e non ci riesci, sei in trappola. E la tua gabbia sono i tuoi obiettivi. E possono cambiare - mille volte - ma non puoi sempre vincere. È la legge immutabile della vita. Ad ogni fase di prosperità segue un interciclo recessivo. Non puoi vincere.

Puoi allagare la distanza tra le sbarre, perdere per un solo punto - anche mezzo - ma sarai sempre lì. Davanti a quel vetro. Con paure che ti porti dietro dall'infanzia, l'amarezza per le sconfitte, e l'odio verso te stessa. 

mercoledì 19 dicembre 2012

Puoi aspettare in eterno che accada qualcosa.
Che qualcosa cambi.

Il punto è che quando hai conosciuto il mondo troppo presto, quando lo hai capito fino in fondo.. come puoi sperare ancora che qualcosa cambi?

Avevo dei buoni propositi. gli antidepressivi mi avevano dato buoni propositi. ma poi vivo, nel mondo reale.
e mi chiedo che cosa cavolo li abbiano inventati a fare.
Il problema non sono i pazzi, gli schizzati, gli ossessionati, i dipendenti daqualsiasivogliacosa, il problema sono i rapporti. i rapporti umani, che umani non sono.
L'uomo era una scimmia. la scimmia è un animale. e l'uomo è una bestia ancora peggiore.

Che li hanno inventati a fare se esiste un cazzo di Dio che non solo ti ha creato schizzata ma ti ha anche fatto incontrare le persone peggiori del mondo?

Quando ho avuto dei buoni propositi, me li hanno strappati via.
ho rimosso anche questo.
ho curato le ferite mettendoci su subito del disinfettante. ho cucito, richiuso. coperto come una benda.
come ho sempre fatto.
io sono debole. ma nessuno deve vederlo.

io non chiedo aiuto. io non voglio aiuto. non voglio sfruttare i miei problemi. io ho dei problemi e ho scelto io di conviverci. sono una parte di me. ed ogni giorno, ogni fottuto giorno ringrazio questo cazzo di Dio che non esiste per avermeli dati, questi problemi. per aver fatto sì che potessi crearmi delle ossessioni. per farmi svegliare la mattina con la sola voglia di osservarmi le gambe allo specchio, per farmi stare davanti alla dispensa 20 minuti con un foglio tra le mani a scegliere cosa mangiare per "un recupero del peso salutare".

Ringrazio Dio per questo. per avermi fatto cadere e rialzare tante volte, senza che nessuno se ne accorgesse.
Per avermi lasciata sola, nei momenti peggiori.
Per aver fatto sì che tutte le persone che per me contavano, se ne andassero via. withoutproblems.
Per avermi dato la possibilità di espiare il mio dolore in qualche modo.

Io sono fortunata. tanto.
Ho avuto la possibilità di smettere di pensare. per non diventare un serialkiller e ammazzare tutti quelli che mi capitano davanti.
Ho sofferto, in altro modo.
Ho rinunciato al cibo, come ho rinunciato ad amici, a persone care... al mondo.

Sono stata fortunata, tutto qui.
solo tanto fortunata.
non ho niente da perdere. niente da vincere.
non ho niente di quello che dovrei desiderare eppure sento che questa è la miglior cosa che mi sia successa nella mia cazzo di vita.

lunedì 3 dicembre 2012

Sono felice.






Eppure un odio mi divora da dentro.
prova ad esplodere. lo trattengo.



Sento che finirà male.
Questa ipocrisia mi ucciderà.
E loro dovranno sentirsi colpevoli.

sabato 24 novembre 2012

“Sopportavo meglio il mondo, tutto qui.”
Sopportavo il mondo.
Il mondo. Questo schifo di mondo.
Forse anche la pillola della felicità serve a questo.
A sopportare il mondo.
A svegliarsi la mattina e riuscire ad andare a scuola.
A non starmene completamente zitta, solo ad ascoltare i professori.
A non urlare contro mia madre per ogni cavolo di rumore. Per ogni cibo comprato, o cucinato.
A non arrabbiarmi con me stessa, al punto da prendermi a schiaffi da sola.
A non sentirmi inutile.. A non maledirmi per un pezzo di pane, per un biscotto in più.

“Come va?”
Bene. Meglio.
Certo, come no.
A volte sono un'abile bugiarda.
Qualcosa sono in grado di farlo, almeno.
Certo che va meglio.
Sopporto, fuori. Sorrido. Dialogo, quando posso.
Ma vorrei seppellirmi.
Vorrei morire, è questo il punto.
È una sopportazione, un sopravvivere, un tirare avanti.
È questo che dovrei dire quando lo psichiatra mi chiede “trovi dei benefici?”
Quali benefici dovrei trovare?
Dovrei essere contenta di medicine che spingono le mie labbra a mostrare i denti quando in realtà potrei affogare in un mare di lacrime?
Quali sono i benefici? Quali dovrebbero essere?
Cosa c'è di bello nel sopportare?
È una perenne insoddisfazione.
Non è cambiato nulla.
È solo un convincere gli altri che io stia meglio, che sia venuta fuori dalla depressione sfociata in un disturbo alimentare.
Ma è tutto una menzogna.
Resto insoddisfatta.
Infelice. Infelice dentro.
Insoddisfatta del mio corpo, delle mie capacità.
Dagli obiettivi che non raggiungo.
Dalle promesse non mantenute, a me.. Come agli altri.
Dei miei inutili sforzi.
Dalle continue parole convenzionali che mi vengono rivolte.
Dalla solita routine.
Della mia incapacità di trovare del tempo per me. Per leggere, per scattare foto, per guardare una stupida serie tv.
Studiostudiostudio.
Senza nemmeno ottenere dei risultati soddisfacenti. senza essere neanche unpo'meritevole.

Ero insoddisfatta. Ero infelice. E dovevo mostrarlo al mondo, alle persone che sempre pensato a me come una che in grado di cavarsela, sempre.
È così?
Mi sono isolata, quando ho capito di essere una ruota di scorta...
Hanno sempre provato pietà per me. Per quella ragazza silenziosa, sostituita dalla sua migliore amica per una nuova compagna ballerina, invece che appassionata di pallavolo; sostituita da sua cugina, con cui ha passato l'infanzia, perché sceglieva giochi troppo difficili, e non bambole.
Pietà.
Ecco cosa provavano le persone per me.
Ed io mi sono abituata a questo tipo di attenzioni.

Nella mia solitudine, nell'attesa di giorni migliori -perché non può piovere per sempre, mi ripetevo- sono maturata. Ho scoperto un mondo nuovo, , il mondo degli adulti. forse.
Ho capito troppo presto come va il mondo. Ho messo via le illusioni prima ancora che si impossessassero di me. Ho anestetizzano il cuore.
Ho messo un muro. Tra me e gli altri. Tra me e il mondo così com'è.
 Mi sono creata un mondo di ambizioni, di progetti. Troppo grandi. Non adatti ad una come me. Ad un singolo in una molteplicità.
Ero insoddisfatta anche del mio mondo.
Ho perso la speranza.
Ho vissuto all'ombra di libri, artisti sconosciuti, documentari, film....
Ho tappato la bocca. Mi sono fatta delle mie idee. Mi sono diversificata. Estraniata, sarebbe meglio dire.

Poi è passato.. È arrivato il momento del passaggio dalla pietà all'ammirazione.
Ma lo sanno tutti, l'ammirazione non può che sfociare nell'invidia.
“Ricevevi più complimenti prima o quando eri pelle ed ossa? Ed ora?”
Mai avuto un complimento. vero, sincero. neanche falso, forse.
A nulla sono servite la disponibilità, la pazienza.. Il provare a condividere.
Nessuno mi ha mai odiato, questo sì. Ma mai sono stata la migliore amica di qualcuno.
Ero una persona delle tante, una di quelle che si invitano per fare numero.
Sempre estranea, fuori posto.
D'impiccio.
Un gruppo di amici ed io.
Tagliata fuori dalla loro sfera personale. Dalla condivisione.
Una che ride alle battute, che non dice mai di no.. Che ti fa compagnia.
Non una che ti aiuta, da aiutare, da ascoltare. Nemmeno per un consiglio.
Fuori luogo.
Un peso.
Forse per questo ho scelto di mostrare il mio dolore, la mia anima in pezzi, la mia psiche distrutta, la mia autostima calpestata, dimagrendo.
Le ossa sono un dolore visibile.
Un modo per tornare ad impietosire gli altri. pietà. volevo pietà. come una volta.

Un richiamo disperato di attenzioni.
Qualcuno che si accorgesse di me.
Qualcuno che notasse la mia originalità, le mie idee.
Qualcuno che non pensasse a me come una disadattata, ma come un persona con un grande cuore.
Qualcuno che mi accettasse nella sua vita.. Che non fosse in grado di mettermi da parte senza problemi.
Qualcuno per cui non essere un peso. un carico da sopportare.

Io sopportavo il mondo.
Mi tappavo la bocca e non urlavo mai. "fai come vuoi, per me va bene, è uguale" questo ripetevo.
Mi sono vietata il cibo. Ho svuotato lo stomaco. Ho smesso di proteggermi con quel mantello di grasso.
Avevo la bocca libera, vuota. per urlare. per ascoltare l'eco profondo del mio dolore raggiungere lo stomaco.
Potevo urlare.
Urlare.
Mostrare il mio dolore.
pietà. sarebbe tornata.

ma ero cresciuta. ancora.
la pietà non mi piaceva, riconoscevo l'ipocrisia.
Mi ero sentita forte a sopportare la fame, la testa roteante, a uccidermi gli addominali.
Mi ero sentita forte. ero forte.
Non volevo sentirmi debole. loro non pensavano che fossi forte.
Non avevo mostrato nulla. non è servito a nulla.
E' sopraggiunta la paura. la paura. avevo paura del mondo. era diventato difficile anche sopportarlo.
troppo difficile. neanche la pietà rende le persone dolci. carine. ero comunque tagliata fuori, sola.
Sola con un fame insormontabile.
a lottare contro tutti.
Dai miei al nutrizionista, da mia sorella a vari strizzacervelli.
Non ero in grado per loro. NON ERO. non ero capace.
Allora ok, mangio.
torno a proteggermi da questo mondo sempre pronto a ferirti.
mi serve grasso, più cibo. non bastano 400 kcal.
mi servono biscotti, cioccolata. tutti mangiano queste cose. io devo essere come loro.
Come loro.
l'essere diversa mi ha portato all'insoddisfazione, all'infelicità.
Ero troppo intelligente, troppo curiosa, troppo magra.
ero sempre troppo. eppure mi sentivo sempre meno.

sono ritornati i vecchi kg, eppure il dolore è stato ancora più lacerante.
Ho combattuto contro me stessa, contro i vecchi jeans che mi stavano stretti, con le gambe grosse.
Ho combattuto contro ogni commento, contro ogni giudizio.
"Sei ingrassata, stai meglio, ti vedo in forma"
Ho combattuto contro ogni cazzo di cosa nel mondo.
e nessuno se ne è mai accorto.
gli altri stavano male, io no. io non facevo abbastanza, io non ero abbastanza.
Non lo sono mai stata. mai un complimento.

E non lo sarò mai.
questo dolore ha segnato la mia anima.
lacerata.
il dolore è così forte che non mi resta che dormire, e sperare di non svegliarmi. ogni giorno.
anche con la pillola della felicità. le lacrime cadono, ogni sera.. non appena si affievolisce il suo effetto.
La notte è un inferno. un inferno di attesa.
è una lotta per la vita.
contro questo dolore che mi uccide, ogni giorno, che mi porta via la speranza, la possibilità di costruirmi un futuro. il futuro che voglio.

domenica 14 ottobre 2012

"E' una cosa riservata agli studenti meritevoli. Ho pensato a Giuseppe e Francesca"
Io non sono abbastanza meritevole. Io non sono meritevole. Io non sono.

"Ti vedo meglio. Sei in forma"
Io sono in forma. Io sono ingrassata. Io sono forse normopeso. Io sono.



Le persone ti uccidono, e non se ne rendono conto.
Ti lasciano una vita senza senso, e non se ne rendono conto.

Pensano, lei è forte. E' stata stupida, voleva dimagrire, era uno scheletro, ma ha sconfitto questa malattia, questa stupida ossessione. Forse non è tanto stupida.
Ora ha un fidanzato, ora ride.
Io sono dipendente, io prendo solo degli psicofarmaci.

Io ho lottato. Ma non ho sconfitto proprio nulla.
Ho lottato per restarci incatenata, a questa ossessione.
Ho lottato per essere la migliore. per raggiungere la perfezione. per sentirmi all'altezza. per dimostrare le mie capacità. per dimostrare che io non sono come gli altri. io posso controllare il mio istinto. io posso scegliere. i posso vivere senza mangiare. senza amici. senza uscire. io posso nutrirmi di libri, e sapienza. di tè e aceto.
Ho lottato e non ce l'ho fatta.
Il 41,5 si è trasformato in un 46, poi in un 48 ed infine in un 50.
Pensavo di essere sopravvissuta, comunque.
Di aver dimostrato la mia presunta forza. la mia grandezza intellettuale.
Eppure non sono abbastanza meritevole. non sono ABBASTANZA.

Niente fisico modello, niente mente modello.
Niente.

Ho solo mandato a puttane i miei sforzi, la stima per me stessa, la mia salute mentale.
Ho messo la scuola prima di tutto. del mio aspetto.
Ho accettato di guardarmi con sdegno allo specchio per avere le forze per studiare 5 ore al giorno.
Ho accettato di ingrassare per non far preoccupare nessuno. Mia sorella, i miei, il mio fidanzato.
Ho accettato di non essere.
Di essere per gli altri.

Ma nessuno se ne accorge.
E non basta "la pillola della felicità" a cancellare tutto questo. a rendermi felice, dentro.
Posso ridere, posso chiacchierare.
Ma ogni giorno che passa un pezzo di me mi abbandona.
Abbandona la vita.

E gli ultimi brandelli rimasti non fanno altro che aspettare il giorno in cui la fine sarà vicina.
In cui sarò ABBASTANZA capace anche di questo.

Sarò io ad abbandonare gli altri.
Nessuno più potrà lasciarmi sola.
Nell'altro mondo probabilmente non c'è nessuno.

domenica 23 settembre 2012

Come potrei smettere?
Se fosse possibile, lo farei.
Se fosse facile, lo farei. probabilmente.
Tutti pensano che io sia forte, determinata.
Ma non è così. io mi sto nascondendo. io sto scappando.
Le ossa dovrebbero mostrare la sofferenza.
Mangiare dovrebbe riempire il vuoto della mia esistenza.
Il peso che scende dovrebbe farmi sentire migliore degli altri. valida.
Il peso che sale dovrebbe contribuire alla mia immagine perfetta. alla figlia che si fa aiutare. alla fidanzata che smette di far preoccupare il proprio ragazzo. alla studentessa in grado di studiare e concentrarsi e prendere buoni voti.
Le medicine dovrebbero salvarmi. aiutarmi, direi.
Il medico -i medici- dovrebbero trovare la causa.
Io dovrei limitare le conseguenze. i danni.

Ma se dovessi smettere cosa farei?
Come potrei attirare l'attenzione? Come potrei capire se le persone mi vogliono bene sul serio?
Come potrei giustificare il mio mancato studio? Quale sarebbe la scusa per aver dormito 15 ore?
Come potrei non sentirmi in colpa?
Ho la mia scusa.
Ogni volta che assecondo il piacere, e non il dovere.
Ogni volta che sbaglio. che dovrei sentirmi in colpa.
Ogni volta che deludo le aspettative.

Come posso abbandonare la ricerca della magrezza?
E tutto quello che ne deriva.
Il calore. le preoccupazioni. le domande. l'aiuto. i lascia stare.
Come posso?

E' tutto così difficile con questo grasso addosso. devo fare tutto da sola.
Sono abbastanza forte, no?
Sono stata in grado di riprendere a mangiare. Sono stata in grado di sconfiggere il mostro, la malattia.
Che ragazza forte ed intelligente, direbbe qualcuno.

Ho solo colmato un vuoto.
Quando mostrarlo non ha fatto altro che mostrarmi l'ipocrisia altrui. la strafottenza. l'indifferenza.
Ho colmato, soltanto.

Una fetta di torta ha colmato lo stomaco vuoto di ieri sera. Ha messo fine alle presunte allucinazioni.
Mi ha dato la forza, forse.

Oppure ha prosciugato tutte le mie certezze. ha vanificato gli sforzi di un'intera settimana.
Il kilo e mezzo in meno...

lunedì 30 luglio 2012

non scrivo. non scrivo perché ho così tante cose da dire che un post infinito non basterebbe. non scrivo perché scrivere significa pensare e pensare vuol dire riflettere e riflettere mi fa essere triste e più triste di così si muore. non scrivo perché non mi sento libera ma so che lo farò, lo farò perché tutte queste parole non dette mi soffocheranno, prima o poi.

giovedì 12 luglio 2012

datemi qualcosa da fare.
datemi qualcosa a cui aggrapparmi.
datemi qualcosa per cui alzarmi al mattino.
voglio una ragione.
datemi un motivo per non pensare che potrei anche ammazzarmi.
per non sentirmi stupida a pensare una cosa del genere.
datemi qualcosa.
non fatemi tornare dalla bilancia.
non voglio che ritorni lei il motivo per cui alzarmi la mattina.
non voglio che ritorni ad essere la mia unica amica. la mia sola compagnia.

"tu hai il terrore di essere abbandonata. posso solo immaginare quanto male ti farà sapere che questo è il nostro ultimo incontro... ma ti ho trovato un centro specializzato, è perfetto per te.."
mi disse.
aveva paura.
si preoccupava per me.
è perfetto per te un cazzo.
ora sono sola. la psicologa la rivedrò ad ottobre.
in quel maledetto centro non funziona un cazzo.
ed io sono sola.
la bilancia è lì.
ed io sono sola.
con 48kg di troppo. forse meno. forse più.

tornerà la mia ossessione.
ed ho paura.

martedì 10 luglio 2012

Sono viva.
Almeno credo.
Almeno fisicamente.
Purtroppo.

Ma sono qui.
Qui "
senza parole né sogni né orizzonti, senza parole nel traffico del mondo""Vivo. Inquadro istantanee orbitando sul mio giorno guardando contro sole la vita che si muove"
Il tempo passa. Oggi è 10, e dalla mia estate, dalle mie vacanze ho ricavato ben poco di bello,
di produttivo. La sabbia non mi si è ancora attaccata alle dita, il mare non mi ha ancora salato la pelle. Non ho riso, non ho pianto. Non ho fatto nulla. Nemmeno studiato."L'angoscia quotidiana" mi invade, completamente. Mi sono costruita "le gabbie più invisibili". "Per misere ambizioni". Perché "sono ossessionata dalla perfezione che sonnecchia in ognuno di noi", perché "non riesco ad adattarmi e galleggiare". Non riesco ad accettare questa immagine. no, sul serio. "disprezzo ogni argomento, ogni contatto, ogni connessione". è un compromesso a cui non posso cedere. non ancora. attendo solo il momento giusto per riprendere le mie vecchie buone abitudini. per abbandonare questa stupida dieta da 1000kcal per farmi stare "bene" e tornare me. per provare ad essere quello che voglio. per dedicarmi alla perfezione. non fisica. non tanto quella. per non sentirmi più una fallita. per tornare a sentirmi forte. per sentirmi migliore. anzi no, la migliore. "Senza parole ritorno alla mia strada". tra poco, giuro. perché ora "esagero se mi sopravvaluto" ma non dovrà più essere così. tra un po' sarò libera. libera da "tutto ciò che ho intorno", "da tutti quelli che inquinano il mio campo" medicogenitorisorellafidanzato. tutti. lasciatemisolavorreiurlargli. Da loro "io mi libererò perché ora sono stanco". voglio ritornare a qualche tempo fa. voglio precipitare "a caduta libera, in cerca di uno schianto..ma fin tanto che sei qui posso dirmi vivo". solo con lei sono viva. solo con la malattia posso sentirmi una persona. una persona meritevole. con lei riesco  a "sentirmi viva in tutti i miei sbagli... e anche quando c'è più dolore non trovo un rimpianto.. non riesco ad arrendermi.." e forse "Sto precipitando forse sto volando  più giù, più giù". forse sto regredendo, forse sto mandando tutto a puttane. ma è quello che voglio. sono consapevole. sono viva. così, solo così. "Ti cerco perché sei la disfunzione", le direi. la disfunzione che mi rende viva. e ora "mi trovo spenta". morta. dentro. "Senza frizione piloti il mio tormento", le direi. ora il mio tormento è solo. vaga. mi inonda l'anima, mi fa male. con lei si concentra su una cosa sola. in fondo "il corpo è la frontiera che si può violare. Corpo straziato, corpo a corpo, il corpo è l'innocenza che si può spezzare". meglio uccidersi fuori, che dentro. no? non posso morire sul serio, tanto. non ora. non ancora. è una strada lunga. "Non abbiamo niente da perdere" direbbero. ed io non ho niente da perdere. posso "rischiare tutto e non essere niente" come ora. oppure rischiare la vita ma sentirmi viva. E un'altra volta mi avvelenerò, del tuo veleno mi avvelenerò." la fame mi avvelenerà lo stomaco. le vene. la mente. "Tutte le promesse ora si infrangono". Io non guarirò. non ora. io devo guarire per me, non per gli altri. e ora non è il tempo di guarire. "Come fare a coniugare un verbo al futuro quando il futuro è solo appalto di tenebra?" quindi perché pensare a guarire, ad un modo che agli può sembrare il modo migliore per vivere? io vivo meglio così. nella mia gabbia. nella prigione che mi sono costruita.

Puoi "a
ndare a piedi fino a dove non senti dolore solo per capire se sai ancora camminare"
Ed è quello che farò.
Ci provo. capirò cosa ancora sono in grado di fare. cosa ancora sono in grado di sopportare.
"Oggi tradisco la stabilità 
Senza attenuanti e nessuna pietà.
Oggi il mio passato mi ricorda che
Io non so sfuggirti senza fingere"




I subsonica hanno parlato per me.


sabato 23 giugno 2012

Non scrivo mai.
Non scrivo mai perché non so assolutamente che cosa dire.
Cosa dovrei dire?
Che la dieta procede magnificamente?
Certo.
Che mi fa schifo quasi tutto quello che mangio?
Ma no, sono cose buonissime. Epoièperilmiobeneno?
Che la mia eccezione stasera sono stati 7 maccheroni?
Fantastico. meraviglioso.
Che volevo piangere? Correre via? Prendere a pugni qualcosa?
Voglio correre via.
Dovrei dire questo?
Che i 5 giorni passati allo stage lontano da tutti sono stati assolutamente fantastici?
Che vorrei andarmene ora?
Che vorrei dimagrire così tanto da essere portata via da qui?
Perchénonnepossopiù.veramente.
Tanto sono sola.
Nessuno mi tiene la mano quando ce n'è bisogno.
La psicologa la rivedrò dopo il 15 settembre.
emisentopersaadesseresincera.
Che tutto questo è davvero insostenibile?
Inrealtàstocosìmalechenemmenolamediadell8,4mihafattostaremeglio.
Neancheilritornodimiasorella.
Voglio scomparire.
Sono tornati i pensieri negativi.
Il "vogliodormireenonsvegliarmipiù".
Ed è grave, lo so.
Me lo sento addosso il peso di questa situazione.
Porto sulle spalle un dolore tremendo.
e vorrei poterlo scaraventare via.
Mi ha detto che dovrei pormi obiettivi meno grandi. meno impegnativi. che devo accontentarmi del "metà strada". che posso convincermi di arrivarci con calma, che posso fare con calma.
Quindi dovrei accettare di scaraventarlo un po' alla volta. accettare i giorni felici e i giorni tristi.
macisonosologiornibui.
nonvedopiùlaluce.
sto perdendo la speranza.
sto mollando.
non ne posso più.

domenica 27 maggio 2012

Ieri era sabato, ed ho cenato.
Ho appena finito il pranzo.
E domani vado dal dietologo.
Sto riprendendo in mano la mia vita, in teoria.
Sto piangendo come una cretina, in pratica.

Io non ce la faccio.
Io voglio sentire lo stomaco vuoto, che brontola.

Quando pesavo 41kg mi facevo schifo, come ora, tanto che non riesco a ricordarmi com'ero.
Ora so soltanto che sono qualche kg in più.
So soltanto che vorrei tagliarmi questa pelle.
Che non voglio risolvere i miei problemi.
Mi sentirei vuota senza.

E l'unica cosa che voglio sentire vuoto è il mio stomaco.

E in realtà sono anche ripetitiva. masulseriononsocosadirecosapensare. vorreisolosparire.
Voglio solo scappare, andarmene via. lontano.
Non voglio più sentirmi inadeguata, inadatta. Giudicata.
Voglio solo stare con persone che non mi conoscono. Persone che non possono pensare che le mie gambe siano più grandi di qualche mese fa, o che abbia i fianchi più sporgenti di prima, che io abbia ripreso a mangiare.
Non voglio più sentirmi osservata. Non le voglio le loro attenzioni.

Sono stanca di non sentirmi all'altezza.
Di sottovalutarmi.

Vorrei tanto avere la forza per fare tutto quello che vorrei.
Ma l'apatia si è impossessata di me.

Non mi accorgo del tempo che scorre. delle ore che passano. delle giornate che giungono al termine.
Vedo la luce diminuire, arrivare la sera. e tutti i buoni propositi andare a fanculo.
E la mia vita scivolare. come granelli di sabbia.
Mi sento come un vaso caduto e ridotto in mille piccoli pezzi.
E non ho la forza per rimetterli in ordine, per riattaccarli.
Mi sto sforzando,mi sta aiutando.
Quel briciolo di forza che trovo la mattina per alzarmi dal letto, fare colazione e andare a scuola lo devo a lui. soltantoalui.
Queste giornate di sole, di caldo (chepoiiononsento), mi fanno sentire alla deriva. come arenata su una spiaggia. senzasaperedoveandare.
Mi lascio guidare. mi lascio coinvolgere, trasportare.
Riesco a fare solo questo.
Edèbello,magnificamentebello. esserecompletamentedipendentedalui.
Maèancheinfinitamentetriste...

lunedì 21 maggio 2012

Perchévorreiammazzarmisehomangiatosettecentocinquantacaloriechepoieranoquellestabilite?infondostamattinanonriuscivoadalzarmidallettoederaritornatalasensazionediimpotenzaelapauraetuttoquellochecomportalafameprolungataeppureiooravorreitantoessereingradodicacciareviadalmiocorpotuttoquellochehomangiatoanchesesitrattadicibosanonellegiustequantità.
Sì, era una domanda. Una domanda senza punto interrogativo. Perché in realtà non voglio una risposta.
Potrei solo rispondere che questo, tutto questo, è un incubo senza fine. Un incubo da cui non voglio uscire. Almenocredo. Altrimenti non avrei questa sensazione di terrore sapendo che lunedì ho la visita dal dietologo per provare a capire cosa è successo al mio metabolismo. Non vorrei smettere di vedere quella psicologa. Non dovrei, vorrei. In teoria. Magari la vita fosse fatta solo di teorie. Senza pratica. Ah, quanto sarei brava.


sabato 19 maggio 2012

16/12/10  58.5  
23/12/10  57.6
13/01/11  55.1
03/02/11  53.4
24/02/11  53.1
11/03/11  51.6
25/03/11  51.6
15/04/11  50.3
06/05/11  50.8
09/09/11  44.9
30/09/11  43.6                 .. kg. Di grasso.

Le misure del 16 dicembre sono : GASTRICO 65cm - ADDOMINALE 81cm
Quelle del 30 settembre sono : GASTRICO 55cm - ADDOMINALE 63cm
Il mio stomaco era grande quanto lo sono poi diventati i miei fianchi.

PERCENTUALE DI GRASSO DAL 21,5% al 7,6%

21 AGOSTO 2011 : peso 48.2
- Barretta Grancereale + 100ml di latte = 90 + 30
- Spinaci = 60
- Yogurt = 60
- Simmenthal + pomodoro = 56 + 30 = 90.
TOTALE : 326kcal.
GIOVEDI 29 dicembre 2011
- 4 fette +  40g marmellata + tè = 116 + 24
- 200g broccoli = 55
- Yogurt Muller =250
- Simmenthal  = 56
TOTALE : 501 kcal
ATTIVITA’ :  1ora di wii (150kcal) + piscina

Perché nessuno ha provato a fermarmi?
Perché adesso non posso superare le 700kcal senza ingrassare?
Perché se ceno, come stasera, i sensi di colpa mi divorano? Lo stomaco è come se volesse scoppiare e le gambe stanno per gonfiarsi?
Perché tutti mi guardano rifiutare, rifiutare,rifiutare senza dire niente?
Perché devo subire quella maledetta tortura ogni cavolo di settimana se poi non ascoltano quello che chiede loro di fare?
Perché devo fare tutto da sola?
Perché nessuno si è mai sconvolto di fronte alle mie ciotole (per cereali) riempite a stento di verdure scondite che sostituivano pranzi o cene e, spesso, anche entrambe le cose?
Perché nessuno mi ha aiutata?
Perché si sono sempre fidati del "hopresoungelatoprimanonmivalapastaora"? Quando, poi, ho mangiato due gelati in tutta l'estate. Sai com'è, almeno il giorno del mio compleanno.
Come hanno potuto pensare che io mangiassi gelati per tutta l'estate se a settembre mi sono ritrovata 44,9 kilogrammi.
E poi improvvisamente 43,6. E poi 42,5. E poi 41..40,5. E poi su, sempre più su.
In realtà ho solo rivisto un 50. All'improvviso.
Non me ne ero nemmeno accorta. Me ne ero stata chiusa in casa. Chiusa in casa a passare i miei giorni tra letto, divano e sedia della cucina. Ad convincermi che non potevo continuare. Che era necessario mangiare. Ingurgitare del cibo. Per stare bene. Perchéstavomale. "Perchéseitroppomagra,mangiaqualcosa". Per non uscire dall'acqua della piscina e vedere tutto nero. Per sentirmi come tutti. Libera.
Il fatto è che quella mattina del 9 gennaio, quando all'improvviso mi sono ritrovata qualcosa come 8 kg addosso, mi sono preparata, ma poi sono rimasta 15 minuti con la porta di casa aperta, un piede fuori ed uno dentro.. e poi sono rientrata e mi sono messa a letto. A piangere. Penso almeno per 5 o 6 ore.
Il fatto è che la fatica che ho fatto il giorno dopo ad uscire di casa, nessuno può immaginarla. E il giorno dopo anche. E quello ancora, e ancora. E ora.

Ricordo ancora la mattina del 5-6 settembre. Non avevo dormito molto, mi ero messa a letto verso le 4.00, prima di andare a dormire mi ero guardata allo specchio e avevo pensato "che schifo, finché non sarò 45kg non starò mai bene" ecosecosì. La mattina mi sono alzata, ho bevuto il solito bicchiere d'acqua e sono salita sulla bilancia. Più o meno quaranta volte. 45.45.45.45.45. Era un 45, sul serio. Ed io ero la stessa, quella che la sera prima si era guardata allo specchio schifata. Avevo raggiunto il mio obiettivo.
Mi sono sentita persa. Mi è crollato il mondo addosso.
Non avevo più un obiettivo. Non avevo nulla da inseguire. Nulla a cui aggrapparmi. Per cui svegliarmi la mattina.
L'obiettivo era stato raggiunto ma non ero soddisfatta del risultato.
Ho avuto paura di crearmi un altro obiettivo. Di continuare ad inseguire qualcosa che non ci sarebbe mai stato.
Ho avuto paura perché non sapevo cosa fare. Se avessi continuato, sarei dimagrata. Se avessi ripreso a mangiare, sarei tornata quella di prima. Come potevo mangiare "normalmente"?

Io non sapevo cosa significasse mangiare normalmente. Non lo so nemmeno ora.
Cosa significa alzarsi la mattina senza buco allo stomaco, anche se hai mangiato.
Cosa significa scegliere quello che ti piace, non la cosa che ti sazia di più perché non puoi avere fame perché c'è questo o quell'altro compito.
Cosa significa avere fame.
Io non mi ricordo cos'è la fame. Io non lo so.
Non mi ricordo cosa si prova a mangiare il tuo piatto preferito.
Non ho più un piatto preferito.
Ho "questo è meno calorico, ma questo mi sazia di più, se mangio questo c'è troppo sale, però meglio mangiare questo che devo studiare, oggi sto ferma tutto il giorno quindi niente carboidrati".

Scrivo questo dall'alto dei miei 46kg, si presuppone. si spera. oppure no. non lo so.
46kgx1,63cm. Non sono pochi, no.
Manondovreialzarmiognimattinaeguardarelemiegambeallospecchioevolersprofondareenondovreitoccarmilecostoleognisantomomentodellamiagiornataeprovaredisgustopermestessaseprendouncappuccinoallamacchinettarigorosamentesenzazuccheroperchénondormomaiehobisognodisvegliarmidalmomentocheèfinitounaltroscatolodisupradynelosoancheiochenonpossonadareavanticosìmaildesideriodivederequel43sullabilanciaèpiùfortediqualsiasicosapiùdellamiastessavitaeppurenonvogliosalircisuquelmaledettoaggeggiononvogliopiùvederlo.

Ricordo che :
- peso dopo un'ora dalla colazione +0.2
- peso dopo pranzo +0,3
- peso dopo cena +0,1

Ricordo che "mi peso alle 10, alle 12, alle 14, alle 18, alle 22."
Ricordo che "masebevotroppopesodipiù?"

Ricordo le mani e le gambe che si muovono quando il mese di agosto ero sul divano a guardare la 12esima stagione di Law&order senza la forza di alzarmi macavolodevobruciarecalorie.
Ricordo "ciao mamma, vengo a prenderti a lavoro" così cammino un po'. Sotto il sole, con 40gradi all'ombra e 300kcal ingurgitate il giorno prima.
Ricordo via Duomo. Scendi, sali. Scendi, sali. Scendi, sali. CAMMINACAMMINACAMMINA. Devi bruciare.

Ricordo solo questo ora.
Non ricordo più nulla.
Come se prima del 16 dicembre 2011 la mia vita non ci fosse stata. come se non avessi vissuto. come se avessi rimosso tutto. il gusto del cibo. il sapore della vita. tutto.
Come se avessi perso me stessa.
Come se il grasso bruciato si fosse portato via anche me..